Venerdì Santo 10.04.’20 /A

LE GRIDA E IL SILENZIO

venerdì santo 3bis

Vangelo. Passione di Gesù secondo Giovanni (18, 1-19, 42)

Prima Lettura. Dal libro del profeta Isaia (52, 13 – 53, 12)
Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito…
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca…
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli.

Riflessione

Ci siamo immersi nei giorni della Passione di Gesù leggendo in questi ultimi eventi della sua vita terrena alcune spaccature: il nuovo e ultimo ingresso a Gerusalemme; la cena ebraica dell’Alleanza antica trasformata nella Nuova Alleanza nel segno del Pane e del Vino donati per tutti ed ora il momento cruciale della Passione. Insulti, sputi, beffe, condanna ingiusta, accuse infondate, gelosie, fastidi, arroganze, parole di tranello, rinnegamenti, ricerca del proprio interesse e guadagno: questi e certamente molti altri sentimenti hanno accompagnato Gesù sul Golgota fino alla Morte.

Il silenzio
Ma c’è una parola che segna in definitiva la differenza di Cristo: e qui possiamo leggere un’altra spaccatura che non solo ci fa conoscere Dio per quello che è, ma soprattutto chiede definitivamente all’uomo di essere uomo e non dio. E questa parola di separazione è quella del silenzio di Gesù, il silenzio di chi non risponde alla provocazione che nasce dalla menzogna così come aveva vinto la tentazione del diavolo nel deserto ora Gesù vince la provocazione dell’uomo che vorrebbe un dio a sua immagine e somiglianza.

In effetti tutti potremmo chiederci: ma come si fa a credere in un Dio che si fa conoscere in Gesù come uno sconfitto? Uno umiliato? E peggio ancora uno crocifisso? Non è forse vero che tutti vorremmo un dio che obbedisce alle nostre attese? Un dio che si lascia sballottare qua e là dai nostri umori? Un dio che viene cercato solo nel bisogno e negli interessi personali? Non è forse vero che spesso cerchiamo un dio che ci faccia stare bene e non che faccia il nostro bene? Qui oggi vogliamo mettere l’accento sulla spaccatura che viviamo in questo nostro tempo: quanti di noi si sono detti che ciò che viviamo in questo tempo di epidemia sia da leggere come un castigo di Dio? Come se Dio si divertisse a giocare con la nostra vita. Non è forse vero piuttosto che Gesù ha insegnato a leggere i segni dei tempi e a interrogarsi come uomini e donne, come umanità, su ciò che fosse giusto fare?

In quale Dio credere?
Certo nessuno di noi smette di chiedere l’aiuto di Dio in questa nostra situazione, ma lo si chiede perché Lui non ci abbandoni, perché Lui ci faccia in un certo modo scoprire e gustare la sua presenza non nel miracolo straordinario, ma in quelli ordinari che siamo stati capaci di far nascere come la solidarietà, l’attenzione agli altri, la cura e la premura verso i più bisognosi e le persone parenti o amici più a rischio. E a Dio nella preghiera chiediamo di vivere questa nostra circostanza con più costanza, pazienza, premura, attenzione. Qui ci interroghiamo sul limite di questa spaccatura e burrone nel quale rischiamo troppe volte di cadere: in quale Dio crediamo? Ci fidiamo veramente del silenzio di Gesù che sulla Croce guarda l’umanità sfinita e delusa? Siamo di fronte ad un silenzio che non è assenza di parole ma è preambolo per ascoltare la sua parola nuova, differente e che rinnova.

Noi abbiamo bisogno di fare silenzio, in questo giorno di venerdì santo ma anche in questo tempo che attraversiamo tutti siamo chiamati a vivere un silenzio che non è assenza di parole ma che è essenzialità così come è l’amore di Gesù che sulla Croce conferma ciò che ha sempre vissuto nella vita: un amore incondizionato, verso tutti, persino verso di me.